Il Silmarillion | Recensione

Arda
  • AUTORE: John Ronald Reuel Tolkien
  • ANNO PRIMA EDIZIONE: 1977
  • VOTO:10 Stars (10 / 10)

Una Mitologia Contemporanea

Il Silmarillion è un’opera postuma che narra principalmente dei Tempi Remoti, la Prima Era di Arda, il Mondo fantastico nel quale sono ambientate le innumerevoli storie dell’autore che ha dato vita ad una delle saghe più belle e fertili di sempre (basta tener presenti i film de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit, che in realtà affrontano soltanto una piccola parte degli eventi caratterizzanti le Ere tolkieniane). Ci troviamo di fronte a leggende mitopoietiche coerenti e sviluppate in modo visionario ed epico. I primi appunti dai quali fu sviluppato Il Silmarillion risalgono al 1917, e nel corso dei decenni si sono affiancate tipologie molto diverse di scritti, dato che si trattò di uno sforzo creativo continuo, raccolto e sistemato dal figlio Christopher in un insieme narrativo. Per ottenere la completezza della linea cronologica delle vicende di Eä, l’universo in questione, il libro si compone di cinque parti fondamentali: l’Ainulindalë, il Valaquenta, il Quenta Silmarillion, l’Akallabêth e Degli Anelli del Potere e della Terza Era. Si parte dalla Musica degli Ainur, iniziatrice del Mondo, e si arriva alla partenza dei Portatori dell’Anello dai Porti di Mithlond, quando volge al termine la Terza Era. È un libro imprescindibile per chiunque abbia apprezzato i film de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit oppure abbia già letto un’opera di Tolkien, dato che esso è la base, il nucleo dal quale si sviluppano poi nello specifico gli altri vari scritti dell’autore. Leggendo Il Silmarillion si possono apprezzare l’erudizione e lo sforzo fantastico di Tolkien, il quale fu ispirato da diversi miti e fonti letterarie del passato e inventò diverse lingue artificiali per i popoli di Arda, comprensive di proprie grammatiche (come si può verificare ulteriormente negli approfondimenti in appendice). L’opera alimenta e soddisfa una sete di conoscenza relativa al mondo coerente e strutturato di Elfi, Uomini, Maghi, Orchi, Valar, Oscuri Signori, Spettri, Draghi e quant’altro che popolano Arda e il nostro immaginario grazie a Tolkien ed agli adattamenti cinematografici. La ricchezza di personaggi ed eventi è notevole, e rende doverosa e stimolante la proposizione di una trama dettagliata.

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La prima parte dell’opera tratta principalmente della Musica degli Ainur prima accennata: una genesi in stile biblico nella quale il dio è Eru, l’Unico anche detto Ilùvatar, che prima di tutto il resto creò dal proprio pensiero Coloro che sono santi (gli Ainur), ai quali assegnò dei temi musicali, convergenti in una Grande Musica creatrice e disvelatrice. Da essa si distaccò Melkor per interporvi motivi in disaccordo nati dalla sua immaginazione, cercando di crescere in potenza. Egli era il più dotato e voleva creare qualcosa di mano propria: la dissonanza musicale lottò con i temi voluti da Ilùvatar, finché questi non fece sì che cessassero. Nel Vuoto, Eru mostrò agli Ainur la visione di un Mondo con la sua storia in svolgimento, risultato della Musica precedente, e nella quale erano presenti avvenimenti e cose a loro sconosciuti, tra i quali l’avvento dei Figli di Ilùvatar (gli Elfi e gli Uomini, detti anche i Primogeniti e i Successivi), che subito amarono. Molti degli Ainur più potenti volsero i pensieri a ciò che avevano visto (Arda, la Terra) e a singoli suoi aspetti: Ulmo era legato all’acqua, Manwë, il più nobile, governava l’aria e i venti, Aulë aveva potere sulla struttura della terra. La visione fu quindi celata agli occhi degli Ainur, che percepirono per la prima volta l’Oscurità, dopodiché Eru disse “Eä!”, materializzando l’Essere e permettendo a chi lo volesse di scendere in Arda, contenendo la propria potenza all’interno di essa: chi lo fece divenne un Valar, una Potenza del Mondo. Essi videro che spettava loro compiere ciò che avevano visto, modellando la materia e lottando contro l’iniquità di Melkor. I Valar assunsero quindi la forma dei Figli d’Ilùvatar, pur essendo superiori a loro in maestà e splendore, e domarono le turbolenze della Terra, ma scatenarono l’ira e l’invidia di Melkor, contro il quale battagliarono per il dominio di Arda.

In esso si danno ulteriori informazioni sui Valar, i cui Signori sono 7 (Manwë, Ulmo, Aulë, Oromë, Mandos, Lórien e Tulkas), così come le Regine degli stessi (Varda, Yavanna, Nienna, Estë, Vairë, Vána e Nessa), mentre Melkor non è più menzionato fra loro. Manwë è il Re e dimora con Varda (Signora delle Stelle), la più amata dagli Elfi; Ulmo invece vive da solo e non dimora mai in un posto fisso, mentre Aulë domina tutte le sostanze ed è legato alla stirpe elfica dei Noldor, oltre ad essere sposato a Yavanna, dea legata alla terra e ai suoi frutti; ci sono poi i Fëanturi, signori degli spiriti e fratelli, ovvero Mandos e Lórien. Il primo dei due è il custode delle Case dei Morti e il Giudice dei Valar; vanno però ricordati anche Tulkas, forte ed instancabile, ed Oromë, cacciatore di mostri e bestie feroci, nonché Signore delle Foreste. Nove dei Valar erano maggiori per potenza e rinomanza, ma senza più Melkor restano gli otto Aratar: Manwë e Varda, Ulmo, Yavanna e Aulë, Mandos, Nienna e Oromë. Altri spiriti esistenti da prima della creazione, ma inferiori di grado, sono i Maiar: tra essi ci sono Eönwë, l’araldo di Manwë, Ossë (vassallo di Ulmo) con la sua sposa Uinen, Melian, ed il sapiente Olórin (conosciuto come Gandalf). Il nemico principale di cui si narra nel Silmarillion è Melkor, chiamato anche Morgoth, potentissimo Ainur che si volse alla malvagità perché bramoso di essere il dominatore di Arda, e che attrasse a sé molti Maiar, tra i quali i Valaraukar (chiamati pure Balrog), potentissimi demoni di fuoco; ma il maggiore servo di Morgoth fu Sauron, anch’egli un ex Maiar.

Il fulcro del libro. In esso apprendiamo che Aulë costruì due grandi lumi per fornire luce alla Terra di Mezzo, posti a nord e a sud ed i cui nomi furono Illuin ed Ormal, dopodiché sulla terra crebbero diverse forme di vita. La prima dimora dei Valar fu in una regione centrale, sull’Isola di Almaren, mentre Melkor s’insediò nella fortezza di Utumno ed abbatté i Lumi, arrecando gravi danni al mondo. I Valar lasciarono la Terra di Mezzo per la Terra di Aman a occidente, che fortificarono innalzando i monti Pelóri tutt’intorno, la cui vetta più alta era il Taniquetil, la montagna santa, sede del trono di Manwë; dietro i Pelóri governavano la regione di Valinor, con la città di Valmar. Dal canto di Yavanna sorsero i Due Alberi di Valinor: l’argenteo Telperion (maschio) e il dorato Laurelin (femmina), che caratterizzarono con la loro luce i Giorni della Beatitudine di Valinor e diedero il via al Calcolo del Tempo. La Terra di Mezzo era invece illuminata solo dalle stelle. Nell’attesa dei Figli d’Ilúvatar, Aulë era impaziente e creò i Nani in segreto, andando contro i piani del suo dio, il quale ebbe pietà di lui e delle sue creature, ordinando però che dovessero aspettare prima di potersi destare definitivamente. Melkor costruì un’altra roccaforte, Angband, mentre i Primogeniti finalmente fecero la loro comparsa presso il lago Cuiviénen, illuminato dalle stelle. Essi, gli Elfi, chiamarono se stessi Quendi (“coloro che parlano con voci”) ed erano immortali se non venivano uccisi da qualcuno; inoltre, erano creature molto belle, abili e sapienti. Il primo Valar a trovarli fu Oromë, il quale li chiamò Eldar (“il popolo delle stelle”), ma alcuni degli ultimi arrivati furono irretiti da Melkor, il quale creò la razza degli Orchi corrompendoli e rendendoli schiavi. I Valar interpellarono quindi Ilúvatar e mossero guerra contro il nemico, infrangendo le difese di Utumno e catturando Melkor, portato con loro a Valinor, dopodiché convocarono lì anche gli Elfi, facendo scegliere ad Oromë degli ambasciatori: Ingwë, Finwë ed Elwë. Questi consigliarono alle proprie genti la partenza, ma ci fu una scissione, poiché molti rifiutarono l’invito (gli Avari). La prima schiera, e la più piccola (i Vanyar o Elfi Chiari), fu quella di Ingwë, signore supremo della razza, poi si mossero i sapienti Noldor, guidati da Finwë, ed infine i più numerosi, i Teleri, i quali avevano due signori, ovvero Elwë e il fratello Olwë. Le tre stirpi che si recarono in Valinor sono dette i Calaquendi, gli Elfi della Luce, mentre altri indugiarono e si fermarono nella Terra di Mezzo, gli Úmanyar, che con gli Avari costituivano i Moriquendi, gli Elfi dell’Oscurità. Una parte dei Teleri deviò dal viaggio verso occidente, e sono conosciuti come Nandor o Elfi Silvani, mentre altri di loro restarono nella regione del Beleriand con Elwë (che prese in sposa la Maia Melian), ed essi erano i Sindar o Elfi Grigi. Elwë passò alla storia come Elu Thingol e dimorò nel Doriath con la sapiente e nobilissima moglie. I figli di Finwë, Re dei Noldor, furono Fëanor, Fingolfin e Finarfin. Fëanor aveva diverse doti, Fingolfin era il più forte e Finarfin bello e sapiente. Fëanor ebbe sette figli: Maedhros, Maglor, Celegorm, Caranthir, Curufin, Amrod e Amras; i figli di Fingolfin erano invece Fingon, Turgon e la femmina Aredhel; infine i figli di Finarfin furono Finrod Felagund, Orodreth, Angrod, Aegnor e Galadriel. Tra gli insediamenti elfici su Aman e dintorni vanno menzionati le città di Tirion ed Alqualondë e l’Isola Solitaria o Tol Eressëa. Il periodo di maggior gloria di Valinor terminò in coincidenza con la fine della prigionia di Melkor, al quale Manwë concesse il perdono, e con la creazione dei Silmaril (tre gioielli che serbavano la luce degli Alberi) da parte di Fëanor. Melkor li desiderò e cominciò a seminare discordia e bugie a scapito dei Valar, e chi lo ascoltò particolarmente furono i Noldor, così che Fëanor scatenò una serie di eventi irreparabili. Melkor fuggì da Valinor e andò a cercare Ungoliant, uno spirito malvagio sotto forma di grande ragno, con il quale andò a togliere la vita agli Alberi, facendo cadere Valinor nelle tenebre. Giunse poi la notizia che Melkor aveva ucciso Finwë, profanando il Regno Beato e rubando i Silmaril. L’Oscuro Signore tornò allora in Angband, dove eresse i picchi di Thangorodrim e forgiò per sé una corona di ferro nella quale incastonò le gemme di Fëanor, autonominandosi Re del Mondo. Fëanor incitò i Noldor ad abbandonare Aman e a seguirlo nella Terra di Mezzo, pronunciando un terribile giuramento con i suoi sette figli: perseguire chiunque prendesse i Silmaril. I Noldor si accinsero quindi a partire divisi in due schiere, e Fëanor, con la sua, provò a convincere i Teleri ad unirsi a loro o a fornirgli delle navi: ottennero un rifiuto, così provarono a prendere le imbarcazioni con la forza, scatenando una lotta fratricida in Alqualondë. In seguito ad essa si palesò Mandos, che pronunciò il Destino dei Noldor, una maledizione e profezia che avrebbe guidato molti eventi futuri, spingendo Finarfin a tornare indietro. A quel punto, le navi a disposizione dei Noldor erano poche, così Fëanor decise di partire con chi gli era fedele, abbandonando Fingolfin e i suoi sulle coste di Araman, dopodiché fece bruciare i vascelli appena arrivato nella zona di Losgar; l’altra schiera si avventurò coraggiosamente per i ghiacci del nord dello Helcaraxë. Da Thingol e Melian nacque Lúthien, mentre i Nani arrivarono nel Beleriand ed aiutarono il Re a scavare le sue dimore di Menegroth, mentre la Regina, viste le crescenti minacce nelle regioni circostanti, fece appello al proprio potere e delimitò la zona di Neldoreth e Region con una barriera invisibile protettiva, la Cintura di Melian, costituendo così il Doriath. I Valar dovevano fare i conti con i danni dell’attacco di Morgoth e Ungoliant, allora Yavanna e Nienna provarono a risanare gli Alberi, ma poterono solo fargli produrre un ultimo fiore e un unico frutto, dai quali Varda trasse due nuovi astri per il cielo: la Luna dal fiore di Telperion e il Sole dal frutto di Laurelin. Quando per la prima volta il Sole si levò nel cielo (a occidente), gli Uomini apparvero in Hildórien, una regione orientale della Terra di Mezzo. Fëanor e la sua schiera vennero attaccati dall’esercito di Morgoth nella Dagor-nuin-Giliath (“Battaglia sotto le Stelle”, così denominata perché la Luna ancora non rischiarava le notti): dopo un’iniziale vittoria degli Elfi, questi vennero accerchiati perché si erano spinti troppo oltre il dovuto, e Fëanor fu ucciso da Gothmog, Signore dei Balrog. I figli di Fëanor ricevettero allora un’ambasciata da Morgoth, il quale riconosceva la sconfitta ed offriva in cambio la pace e la restituzione di un Silmaril; sicché le parti s’incontrarono, ma entrambe le delegazioni erano intenzionate a combattere, e alla fine Maedhros venne catturato e portato ad Angband. Fingolfin e i suoi giunsero intanto anch’essi nella Terra di Mezzo, e Fingon, per metter fine all’ostilità tra i Noldor, tentò un gesto di gran valore partendo da solo per il Thangorodrim, dove era detenuto Maedhros. Manwë seppe della situazione disperata ed inviò Thorondor, il Re delle Aquile, che li riuscì a portare in salvo: in seguito Maedhros chiese perdono per le passate iniquità e decise di cedere a Fingolfin il diritto di regnare su tutti i Noldor. Finrod  Felagund edificò la roccaforte di Nargothrond, e fu aiutato nell’impresa dai Nani, che fabbricarono per lui la Nauglamír, la Collana dei Nani. Turgon invece viveva in Vinyamar, e lì gli apparve Ulmo, il quale lo guidò verso la valle nascosta di Tumladen, tra i Monti Cerchianti, dove l’elfo fece costruire la città di Gondolin (somigliante a Tirion), nella quale quasi nessuno poteva entrare od uscire. Morgoth intanto si riscosse e scatenò una nuova guerra contro i Noldor, ma essa si risolse in una disfatta per il suo esercito, tanto che passò alla storia come Dagor Aglareb, la Battaglia Gloriosa; a partire da allora, Angband venne cinta d’assedio per quattrocento anni, ma i Noldor non riuscirono né a conquistarla né a recuperare i Silmaril. Galadriel dimorò per un periodo nel Doriath, dove a volte parlava con Melian, la quale riuscì ad intuire parte dei nefasti avvenimenti che avevano segnato il destino dei Noldor. Aredhel, sorella di Turgon, venne irretita da Eöl, l’Elfo Scuro, il quale la prese in moglie e fu il padre di Maeglin. Quest’ultimo e la madre fuggirono da Eöl per recarsi in Gondolin, se non che questi li seguì ed uccise la moglie nel tentativo di colpire il figlio, meritandosi la condanna a morte. Maeglin crebbe nel favore di Turgon, ma si innamorò di sua figlia Idril Celebrindal senza alcuna speranza di esser ricambiato. Finrod Felagund, signore del Nargothrond, incontrò gli Uomini di Bëor il Vecchio, uno dei capi dei Successivi che si erano messi in viaggio verso occidente per trovare la Luce. Altri popoli degli Uomini erano gli Haladin e la Casa di Marach (poi detta di Casa di Hador), e le tre popolazioni in questione si guadagnarono il diritto di dimorare nel Beleriand insieme agli Elfi; ma l’ombra di Morgoth si diffuse tra gli Uomini, così si crearono dei dissensi. Una notte d’inverno si videro all’improvviso getti di fuoco calare dal Thangorodrim alla piana di Ard-galen, che divenne un deserto coperto di polvere e si chiamò Anfauglith: cominciò così la Dagor Bragollach, la Battaglia della Fiamma Improvvisa. Comparve anche Glaurung, il Padre dei Draghi, seguito dai Balrog e dagli Orchi: assalirono le fortezze dei Noldor e ruppero lo stato d’assedio di Angband. Nello scontro morirono Angrod e Aegnor, figli di Finarfin, così come Bregolas, signore della Casa di Bëor; Barahir invece soccorse Finrod e lo salvò. Perì anche Hador. Fingolfin invece andò da solo ad Angband, sfidando Morgoth a duello: l’elfo trafisse il nemico più volte, tagliandogli anche un piede, ma ciò non bastò ed egli trovò la morte; Fingon divenne quindi il nuovo Re dei Noldor. Arrivarono poi nel Beleriand altri Uomini, gli Esterling, e alcuni di essi erano assoggettati a Morgoth, ma Maedhros decise di stringere allenza con loro, i quali erano guidati da Bór e Ulfang. Húrin e Huor, figli di Galdor del Dor-lómin, vennero presi dalle Aquile e portati nella città di Gondolin, che non era ancora stata vista da nessun Uomo: Re Turgon li accolse ed ebbe piacere della loro compagnia; essi poterono in seguito andar via, con la promessa di non rivelare nulla di ciò che avevano appreso lì. Húrin governò la Casa di Hador nel Dor-lómin, al servizio di Fingon, ed era sposato con Morwen Eledhwen. Intanto Barahir, con un gruppo di fidati compagni, era stato scoperto e ucciso dai servi di Sauron nel Dorthonion, e di quel manipolo sopravvisse solo Beren, figlio di Barahir, il quale riuscì a giungere nel Doriath dopo aver recuperato l’Anello che Finrod Felagund aveva donato a suo padre. Tra i boschi di Neldoreth, Beren incontrò Lúthien, la più bella tra i Figli d’Ilúvatar, e fu sotto l’effetto di un incantesimo, passato il quale si innamorarono l’uno dell’altra. Daeron il menestrello era anch’egli innamorato di Lúthien, così che riferì di lei e Beren al Re Thingol, il quale ingiunse a Beren che per ottenere la mano di sua figlia avrebbe dovuto portargli un Silmaril della corona di Morgoth. Beren accettò la sfida e partì, giungendo al cospetto di Re Finrod Felagund: questi parlò al popolo dicendogli di dovere aiutare l’uomo, ma Celegorm e Curufin pronunciarono parole contro l’impresa e fecero sì che i sudditi voltassero le spalle al sovrano, così la corona del Nargothrond venne consegnata momentaneamente al fratello del Re, Orodreth, e Finrod poté avventurarsi con Beren. I due vennero visti e catturati da Sauron, il quale ingaggiò una lotta di canti di potere con Finrod, uscendone vincitore. Sauron, però, non scoprì né chi fossero né cosa stavano facendo, e decise di rinchiuderli in una segreta. Lúthien, saputo l’accaduto da Melian, scappò dal Doriath e venne trovata dal cane Huan (proveniente dal Reame Beato), che la condusse da Celegorm e Curufin; Celegorm s’invaghì di lei, e Lúthien li seguì a Nargothrond, dove fu trattenuta. Huan la fece però scappare. Finrod morì nel tentativo di salvare Beren da un lupo che avrebbe dovuto divorarlo, e Lúthien giunse con Huan nel territorio di Sauron, che inviò diversi lupi contro il cane, tra i quali Draugluin, ma le sue bestie vennero tutte uccise, sicché si trasformò egli stesso in un lupo mannaro, ma non gli bastò. Lúthien ritrovò allora Beren, con il quale in seguito venne scorta da Celegorm e Curufin, che provarono a rapirla e ad uccidere Beren, a sua volta salvato dall’intervento di Huan; passata la colluttazione, Curufin scoccò una freccia contro Lúthien, ma ad esser ferito fu Beren, che fece da scudo col proprio corpo. Huan recuperò le spoglie di Draugluin e di Thuringwethil, la messaggera di Sauron che aveva forma di vampiro, e con l’utilizzo delle stesse, Beren e Lúthien giunsero dinanzi ad Angband. Morgoth, intanto, aveva fatto crescere un lupo terrificante di nome Carcharoth, posto a guardia dell’ingresso della sua fortezza, ma Lúthien riuscì a farlo addormentare grazie ad un potere divino, e discese con Beren fino al trono dell’Oscuro Signore, dove intonò un canto che fece precipitare tutte le creature malvagie nel sonno. La corona di ferro rotolò a terra, e Beren ne estrasse un Silmaril, dopodiché tentò la fuga con Lúthien, ma essi vennero assaliti da Carcaroth: Beren gli pose dinanzi la gemma e la bestia la divorò, staccandogli la mano. Il Silmaril gli bruciava all’interno, così che il lupo scappò ululando e arrecando danno a qualunque cosa o essere trovasse per strada. Le Aquile nel frattempo salvarono Beren e Lúthien e li portarono ai confini del Doriath, dove l’elfa e Huan curarono la ferita avvelenata dell’uomo, sicché i due amanti poterono rientrare in Menegroth e ricevere finalmente l’approvazione di Re Thingol per il loro amore. Il regno venne quindi colpito dall’assalto di Carcharoth, e fu organizzata in risposta una Caccia al Lupo, alla quale parteciparono Huan, Mablung, Beleg, Beren e Thingol. Carcaroth affondò le zanne nel petto di Beren, poi Huan combatté con il lupo malefico e lo uccise, ma trovò anch’esso la morte, così come Beren, che però fu resuscitato dal tocco del Silmaril, subito consegnato a Thingol. Beren fece in tempo a rivedere Lúthien e spirò, così che anche lo spirito di lei si allontanò, recandosi nelle aule di Mandos; quest’ultimo si consigliò con Manwë, il quale percepiva la volontà di Ilúvatar. Lúthien ebbe quindi due scelte: dimorare a Valmar con i Valar, ma senza Beren, oppure tornare con lui nella Terra di Mezzo e divenire mortale; il destino che preferì fu il secondo, e dimorarono nell’Ossiriand su Tol Galen, un’isola al centro di un fiume. Dalla loro unione nacque Dior. Dall’iniziativa di Maedhros prese forma una nuova alleanza bellica per attaccare Morgoth, ed essa era composta da Elfi, Uomini e Nani: ebbe quindi luogo la Nirnaeth Arnoediad, la Battaglia delle Innumerevoli Lacrime. Un ruolo decisivo fu giocato dal tradimento degli Esterling di Ulfang, e nel corso degli eventi perse la vita Fingon, che fu ucciso da Gothmog, mentre Húrin fu catturato e portato ad Angband. L’esito della battaglia fu un trionfo di Morgoth. Morwen era la moglie di Húrin, Signore del Dor-lómin, e i loro figli erano Túrin e Nienor. Thingol prese Túrin sotto la sua protezione, ma questi si allontanò dal Doriath e divenne il capo di un gruppo di fuorilegge, e in seguito uccise per errore il suo amico Beleg. Il suo peregrinare lo portò a Nargothrond con Gwindor, ed egli si guadagnò il favore di Orodreth, dando prova di destrezza e valore nei combattimenti, così che venne chiamato Spada Nera, in virtù della sua arma, Gurthang. Il drago Glaurung entrò nel Nargothrond e bruciò la Piana Sorvegliata: con lui c’era un grosso esercito di Orchi che saccheggiò il regno, mentre Túrin provò ad opporsi ma cadde vittima di un incantesimo; Glaurung gli confuse le idee, instillando in lui il dubbio sul da farsi: se cercare la rapita Finduilas oppure Morwen e Nienor. La madre e la figlia erano nel Doriath, ma decisero di cercare Túrin: Nienor cadde vittima degli incantesimi di Glaurung, dimenticando tutto di sé, e venne poi ritrovata dal fratello, che, all’oscuro di chi fosse, finì per sposarla. Túrin riuscì a sconfiggere il Drago, ma Nienor rinvenne dall’oblio in cui si trovava e si suicidò, portando in seguito anche il fratello a compiere la stessa scelta. Morgoth liberò poi Húrin, il quale involontariamente fornì all’Oscuro Signore notizie riguardo all’ubicazione di Gondolin e ritrovò, poco prima che ella morisse, Morwen sulla tomba del figlio. Húrin giunse da Thingol, portandogli la Nauglamír presa a Nargothrond. Il Re pensò di incastonare in essa il Silmaril, così chiese aiuto ai Nani per realizzare il lavoro; ma questi, ad opera compiuta, furono presi dalla brama di possedere il gioiello, così che uccisero Thingol e scatenarono la parte del loro popolo dimorante in Nogrod contro il Doriath, trovando anche la strada spianata: Melian era tornata in Valinor, ed il suo potere era scomparso dalla zona. I Nani sconfissero la resistenza degli Elfi in Menegroth, uccisero Mablung e presero la Nauglamír con il Silmaril, ma Beren e suo figlio Dior, con l’aiuto degli Elfi Verdi, li attaccarono mentre rientravano in patria e recuperarono il prezioso gioiello. Lo stesso fu quindi indossato da Lúthien, mentre Dior andò a Menegroth per regnarvi con la sua famiglia, comprendente la figlia Elwing. Beren e Lúthien morirono, così la Nauglamír venne consegnata a Dior, che la indossò. I figli di Fëanor lo seppero e assaltarono il Doriath, che fu distrutto: morirono Celegorm, Curufin, Caranthir e Dior, ma Elwing riuscì a fuggire con il Silmaril. Ulmo inviò Tuor a Gondolin, dove incontrò Turgon e lo avvertì della sorte imminente della sua città. Maeglin divenne geloso dell’amore nato fra Tuor e Idril Celebrindal (dal quale nacque Eärendil) e fu catturato dagli Orchi di Angband, dopodiché cedette a Morgoth e gli rivelò la posizione di Gondolin, nonché come fare per assaltarla. Un esercito attaccò la città, che venne colpita duramente e sconfitta, tanto che Turgon trovò la morte e Tuor, che uccise Maeglin, dovette allontanarsi con Idril e i superstiti; il nuovo Re Supremo dei Noldor fu quindi Gil-galad. Tuor e Idril fecero vela verso l’Ovest, dove l’uomo poté eccezionalmente unirsi ai Noldor. Eärendil prese in moglie Elwing, e i loro figli furono Elrond ed Elros, i Mezzelfi. Eärendil costruì la nave Vingilot, con l’aiuto di Círdan il Carpentiere, perché voleva spingersi ad ovest per cercare i suoi genitori e per chiedere aiuto ai Valar, in modo che potessero migliorare la situazione della Terra di Mezzo. I figli di Fëanor, per riprendere il Silmaril, attaccarono i superstiti di Gondolin e li sterminarono: Elros ed Elrond erano prigionieri ed Elwing si era gettata in mare con la gemma, ma Ulmo la salvò e le diede la forma di un uccello bianco, così che potesse raggiungere il suo amato. I due approdarono in Aman ed Eärendil fu convocato dai Valar, ai quali rivolse una preghiera per invocare pietà per gli Uomini e per gli Elfi: essa fu ascoltata, ed inoltre a lui e alla sua famiglia fu concessa la scelta per il proprio destino, ovvero se legarlo a quello dei Primogeniti o dei Successivi. Eärendil ed Elwing optarono per essere annoverati tra gli Elfi, e la nave Vingilot venne trattenuta e consacrata dai Valar, per poi essere posta nel cielo: al comando c’era Eärendil con il Silmaril sulla fronte. Morgoth non si aspettava un attacco da Ovest: contro di lui avanzavano i Valar, i Vanyar e i Noldor di Finarfin, mentre i Teleri si occuparono soltanto del trasporto per mare dei combattenti; lo scontro è conosciuto come Grande Battaglia o Guerra dell’Ira. Gli Uomini delle Tre Case legate agli Elfi (gli Edain) si unirono alla fazione dei Valar, mentre quasi tutti gli altri della razza erano con Morgoth. L’Oscuro Signore fu alla fine sconfitto e gli furono sottratti gli altri due Silmaril, mentre molte regioni erano state sconvolte dalla violenza dello scontro. Maedhros e Maglor trafugarono le gemme, ma il primo, rendendosi conto che non poteva più tenerle, si lanciò con una delle due in una voragine infuocata nelle profondità della Terra, mentre l’altro gettò il restante Silmaril nel Mare. La maggior parte degli Eldar ripartì per l’Ovest: gli Elfi del Beleriand si stanziarono su Tol Eressëa, l’Isola Solitaria, e i Noldor furono perdonati dai Valar e dai Teleri; nella Terra di Mezzo restarono Círdan il Carpentiere, Celeborn con Galadriel, Gil-galad ed Elrond, che scelse la stirpe degli Elfi, a differenza di suo fratello Elros che visse tra gli Uomini. I Valar confinarono infine Morgoth nel Vuoto Atemporale.

La quarta parte del libro narra la nascita, la gloria e la Caduta di Númenor. Il male instillato da Morgoth era ancora presente in Arda, sia per l’esistenza di creature non debellate, sia per le menzogne e gli inganni che ancora generavano pensieri malvagi. Gli Edain ebbero la loro ricompensa: Eönwë gli insegnò diverse cose, la durata della loro vita crebbe e venne fatta emergere da Ossë una terra in cui potessero dimorare fra la Terra di Mezzo ed Aman. Essa fu chiamata in diversi modi (Andor, Elenna, Anadûnê, Númenórë) e per raggiungerla gli Edain seguirono la Stella di Eärendil; gli abitanti presero il nome di Dúnedain o Númenóreani. La città principale era Andúnië, e al centro della terra vi era un alto monte, il Meneltarma, sopra il quale era ubicato un luogo sacro ad Ilúvatar; non lontano c’era un altro abitato di nome Armenelos, mentre Elros fu scelto dai Valar come primo Re. I Dúnedain erano grandi marinai, ma era loro vietato di spingersi ad ovest oltre la vista della loro terra. Un Albero Bianco derivante dall’immagine di Telperion fu piantato in Armenelos, mentre i Númenóreani si recarono nuovamente nella Terra di Mezzo ad insegnare ciò che potevano agli Uomini che lì abitavano. Col passare degli anni crebbe però nei Númenóreani il desiderio di recarsi in Aman, così che mormoravano contro il loro destino e il Divieto di spingersi fin nell’Occidente; gli Eldar lo riferirono ai Valar. Il popolo si scisse, con la maggioranza al seguito degli orgogliosi e superbi Re, allontanatisi dagli Eldar e dai Valar, e la parte minore costituita dai Fedeli. Il potere di Sauron, intanto, tornò a crescere nella Terra di Mezzo, dove fu fortificata Mordor, all’interno della quale fu costruita la torre di Barad-dûr. Uno dei successivi Re di Númenor, Ar-Pharazôn, fu il più potente e odioso di tutti: decise di andare a sottomettere Sauron, così si recò in forze nella Terra di Mezzo e convocò a sé il nuovo Oscuro Signore, che venne ad umiliarsi davanti all’uomo, ma con secondi fini. Ar-Pharazôn decise di portarlo con sé a Númenor, così da controllarlo, ma Sauron con l’astuzia riuscì ad essere apprezzato dal Re e dal suo consiglio, tranne che da Amandil, e inoltre spinse il popolo all’adorazione della Tenebra e ad aver paura della morte. Amandil aveva come figlio Elendil, padre di Isildur e Anárion. Quando si palesò la volontà di Sauron, che spingeva il Re ad abbattere l’Albero, Isildur segretamente salvò un frutto dello stesso prima che cessasse di vivere. Sauron volle anche la costruzione di un grande tempio in Armenelos. I Númenóreani divennero dei dominatori e persecutori degli Uomini della Terra di Mezzo, e Sauron convinse Ar-Pharazôn addirittura a preparare un attacco contro i Valar, così che Amandil tentò di raggiungere Aman per implorare la pietà delle Potenze del Mondo, ma non se ne ebbero più notizie, mentre suo figlio Elendil radunò i Fedeli per sottrarsi alla guerra. Questi ultimi avevano con sé le Sette Pietre dono degli Eldar e il giovane Albero nato dal frutto preso da Isildur. Ar-Pharazôn con le sue flotte giunse alle coste di Valinor, ma la sua pazzia costò cara ai Númenóreani: Ilúvatar sconvolse il Mondo, spalancando un abisso tra Aman e Númenor, e tutti gli Uomini che appoggiarono l’assalto morirono, mentre Tol Eressëa e il Paese Beato furono portati altrove, in modo che non potessero più essere raggiunti dai mortali. Andor fu distrutta, i Fedeli scagliati sulla Terra di Mezzo e i mari invasero molte terre. Sauron affondò, perdendo il suo corpo mortale e la capacità di apparire bello agli Uomini, ma il suo spirito tornò a Mordor. Agli Eldar, però, era ancora permesso di tornare in Occidente seguendo la Strada Diritta, la quale andava al di là del mondo sferico e limitato ora concesso ai mortali.

L’opera si conclude con Sauron il Maia di nuovo al centro degli eventi. Egli tentò di soggiogare gli Elfi e fu inizialmente ascoltato dai Noldor dell’Eregion, che appresero molte cose da lui e furono spinti a fabbricare gli Anelli del Potere; ma Sauron forgiò in segreto l’Unico Anello che dominava tutti gli altri, e in esso dovette riversare una parte significativa della sua forza e della sua volontà. L’Anello prese forma nell’Orodruin (Monte Fato) di Mordor. Gli Elfi non erano facili da ingannare e si accorsero del piano malvagio di Sauron, portando con sé tre degli anelli, quelli con i poteri maggiori: Narya, Nenya e Vilya, ovvero gli Anelli del Fuoco, dell’Acqua e dell’Aria; essi furono affidati ai Sapienti. Sauron e gli Elfi furono in guerra, ed Elrond fondò Imladris (o Gran Burrone). L’Oscuro Signore riuscì a radunare nelle proprie mani i restanti Anelli del Potere e ne affidò sette ai Nani e nove agli Uomini, la razza più pervertibile, tant’è che chi li usò fu potente, ma pagando un grande dazio: irretiti da fantasmi ed illusioni di Sauron, i nove entrarono nel mondo delle ombre e furono conosciuti come i Nazgûl, gli Spettri dell’Anello. Il male era tornato a crescere e si parlò di Anni Neri, quando molti Elfi della Terra di Mezzo fuggirono o vennero uccisi; un regno ancora forte era però quello di Gil-galad nel Lindon, che era aiutato dai Númenóreani. Gli Uomini dell’Est e del Sud erano quasi tutti schiavi del male, avendo Sauron come re e dio, ma vennero quindi la sfida di Númenor e gli eventi narrati nell’Akallabêth. Elendil, giunto nella Terra di Mezzo, fondò il regno di Arnor, mentre i figli Isildur e Anárion diedero vita al reame di Gondor più a sud, dove si trovava la città di Osgiliath, divisa in due dal fiume Anduin, sulle cui rive c’erano anche gli avamposti di Minas Ithil, dove dimorava Isildur, e Minas Anor, residenza di Anárion. I due fratelli condividevano il comando ed avevano due troni uno a fianco all’altro ad Osgiliath. L’Albero Bianco fu piantato a Minas Ithil e le Pietre vennero spartite fra Elendil e i suoi figli. Sauron aveva ripreso potere a Mordor e decise di attaccare Gondor, prendendo Minas Ithil e distruggendo l’Albero Bianco, del quale Isildur salvò un seme. Anárion resisteva ad Osgiliath, mentre Elendil e Gil-galad si consultarono, costituendo l’Ultima Alleanza: essa si trovò di fronte alle schiere di Sauron nel Dagorlad, la Piana della Battaglia davanti alle porte di Mordor. L’esercito di Elendil e Gil-galad vinse ed entrò in Mordor, assediando Sauron per sette anni: tra i tanti cadde anche Anárion. L’Oscuro Signore uscì di persona dalla propria roccaforte e combatté con Gil-galad ed Elendil, uccidendoli entrambi. Sauron fu però sconfitto ed Isildur prese l’Anello tagliandogli un dito con un frammento di Narsil, la spada di Elendil. Iniziò allora la Terza Era. Isildur non consegnò l’Anello a Elrond e Cìrdan per distruggerlo nell’Orodruin, dopodiché tornò a Minas Anor e piantò l’Albero Bianco, ma in seguito fu sorpreso da una schiera di Orchi nei pressi dei Campi Iridati, alla quale sfuggì usando l’Anello, che però gli scivolò, cadendo in un affluente dell’Anduin nel quale egli morì. I Dúnedain del Nord, la discendenza di Isildur, diminuirono drasticamente di numero dopo i diversi scontri, così che i nemici li annientarono uno ad uno, e i superstiti si aggirarono clandestinamente nelle selve, vedendo dimenticata la loro origine, tranne che a Gran Burrone. Gondor sopravvisse e crebbe per un certo periodo, ma alla lunga decadde anch’esso e si estinse la linea genealogica di Meneldil (figlio di Anárion) che ora lo guidava. I Nazgûl uscirono da Mordor e presero Minas Ithil come dimora, così che fu detta Minas Morgul. Minas Anor invece resisté e cambiò il nome in Minas Tirith (Torre di Guardia), perché fu costruita una torre bianca per vigilare su un esteso territorio. Quando non ci fu più una linea di discendenza per Gondor, dato che Eärnur scomparve dopo aver accettato la sfida del capo dei Nazgûl, il Re Stregone di Angmar, il regno fu retto dai Sovrintendenti. L’Oscuro Signore tornò, e questa volta presso Bosco Atro, dimorando in un tetro colle, ovvero Dol Guldur. Intanto nelle regioni occidentali della Terra di Mezzo comparvero gli Istari, dei Maghi provenienti da oltre il Mare, essendo dei Maiar inviati dai Valar ed incarnati in forma di vecchi Uomini; essi erano molto sapienti e scaltri. I due di maggiore importanza erano Mithrandir (o Gandalf) e Curunír (o Saruman): il primo era molto amico degli Elfi e viaggiava spesso tra il Nord e l’Ovest, mentre il secondo era spesso in contatto con gli Uomini, andava nell’Est e dimorava nella torre di Orthanc in Isengard. Mithrandir s’insospettì per il cambiamento avvenuto in Bosco Atro ed andò a Dol Guldur, ma quando l’Ombra crebbe fu convocato il Bianco Consiglio, al quale presero parte Elrond, Galadriel, Círdan, altri signori degli Eldar, Gandalf e Saruman, scelto come capo. Mithrandir esortava tutti affinché si agisse rapidamente contro Sauron, mentre Saruman consigliava la calma, avendo ormai pensieri oscuri che lo guidavano: voleva impossessarsi dell’Anello, ed aspettava quindi che questo ricomparisse per ricongiungersi al suo creatore. Curunír diede poi con secondi fini il proprio assenso al Consiglio affinché ci si attivasse contro Sauron, che venne quindi scacciato da Dol Guldur; ma egli aveva già previsto l’eventualità e rientrò a Mordor riedificando Barad-dûr. L’Unico Anello fu ritrovato da Gollum e in seguito trovato e portato nella Contea degli Hobbit da Bilbo Baggins, e per fortuna fu Gandalf ad averne notizia per primo; Sauron ne venne anch’egli a conoscenza ed inviò a prenderlo i Nazgûl, dando il via alla guerra. Essa ebbe come esito una vittoria insperata: l’Erede di Isildur, Aragorn, prese la spada riforgiata a Gran Burrone dai frammenti di Narsil e fu un grande condottiero. Si combatté a Rohan, Saruman fu sconfitto ed Isengard distrutta, poi un’altra epica battaglia fu dinanzi alla Cittadella di Gondor, dove cadde il Signore dei Nazgûl. Aragorn guidò quindi le schiere dell’Ovest fino alle soglie di Mordor, dove la sconfitta sembrava quasi certa, se non che lo hobbit Frodo Baggins, in compagnia del servitore e amico Samvise Gamgee riuscì ad assumersi il terribile onere di portare l’Anello fin sul Monte Fato e distruggerlo nelle fiamme: Sauron fu sconfitto del tutto, essendo il suo essere legato all’Unico, e Barad-dûr crollò. Aragorn fu incoronato Re di Gondor e Arnor e l’Albero Bianco fiorì di nuovo a Minas Anor. Gli Elfi persero infine interesse per il mondo, e i Noldor lasciarono la Terra di Mezzo.

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Giovanni Vito Caserta, detto Drugo per via di una fortunata serie di coincidenze (ha in sé la pigrizia del “Dude” Lebowski, “Arancia meccanica” tra i film preferiti e tifa una squadra bianconera legata a questo nome :-D) dedica ogni momento possibile all’approfondimento e alla conoscenza delle sue passioni, ovvero cinema, telefilm, libri, musica e tutto quanto vi ruoti intorno. È laureato in Scienze della Comunicazione (triennale) e Teoria dei Linguaggi e della Comunicazione Audiovisiva (magistrale), oltre ad essere un grande amante degli animali.

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