The Hateful Eight

Anno: 2015

Regia: Quentin Tarantino

Durata: 187’ per la versione in pellicola 70mm, 167’ per la versione in digitale

Paese di produzione: USA

Cast: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demián Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, James Parks, Channing Tatum, Dana Gourrier, Zoë Bell

Soggetto: Quentin Tarantino

Sceneggiatura: Quentin Tarantino

Case di produzione: Double Feature Films, FilmColony

Distribuito da: The Weinstein Company

Fotografia: Robert Richardson

Musica: Ennio Morricone

Voto: 7.5 Stars (7,5 / 10)

The-Hateful-Eight

Non siamo sulle vette artistiche del genio tarantiniano: The Hateful Eight è lontano dal brivido adrenalinico e dal meccanismo perfetto della narrazione che colpiscono, ci rapiscono e ci spiazzano ad ogni visione, anche alla centesima, di Pulp Fiction, Reservoir Dogs (Le iene) e Kill Bill vol.1 e 2. Non c’è neppure la stessa capacità di emozionare di film eccezionali come Inglourious Basterds (Bastardi senza gloria) o Django Unchained, tuttavia è pur sempre un’opera disseminata di piccoli capolavori e che ha pregi fuori dal comune.

Il film è diviso in capitoli e, come da manuale del suo genio, Tarantino mescola elementi e generi diversi, rendendo il western anche un giallo (la ricerca del colpevole la fa da protagonista) ed un horror, anzi splatter, come si può apprezzare nel gioco al massacro che prende forma nella seconda parte della pellicola. Tra le citazioni e i riferimenti, molto presente è La Cosa di John Carpenter, ma anche la precedente filmografia del regista e quella di Sergio Leone.

La trama prende le mosse da un paesaggio innevato, minacciato da una tempesta imminente che spinge la carrozza del cacciatore di taglie John Ruth ad affrettarsi. Bisogna raggiungere la città di Red Rock, dove la prigioniera che ha in custodia, Daisy Domergue, riceverà con tutta probabilità l’esecuzione capitale; altri due personaggi incroceranno il cammino della diligenza, i cui passeggeri saranno costretti a cercare riparo in posto chiuso, dove incontreranno altri sconosciuti e s’innescherà la maggior parte delle dinamiche narrative.

La scelta del supporto di ripresa è caduta sull’inusuale e abbandonata pellicola 70mm, con l’utilizzo di lenti anamorfiche Panavision con rapporto d’aspetto 2.75:1, valorizzando le ampie riprese degli imponenti paesaggi innevati del Colorado ed il gioco continuo fra i piani dell’immagine, utile allo sviluppo della trama all’interno dell’emporio. Fotogrammi più grandi ed una definizione maggiore sono infatti caratteristici del 70mm. Ha avuto luogo anche una distribuzione preliminare, limitata, per la proiezione in pellicola, in una versione che dura circa venti minuti in più, comprendendo una overture ed un intervallo, più varie altre aggiunte; un grande evento fruibile soltanto in tre sale nel caso specifico dell’Italia, un’opportunità per apprezzare appieno il film per come è stato concepito e godere della qualità dell’immagine. Il direttore della fotografia, Robert Richardson, ha fatto un lavoro eccezionale nell’esaltare il candore degli esterni e i toni caldi del legno e del sangue che caratterizzano l’emporio di Minnie; non a caso si tratta di una delle massime personalità artistiche di tale campo, già tre volte premio Oscar per JFK (di Oliver Stone, 1991), The Aviator (di Martin Scorsese, 2004) e Hugo (sempre di Scorsese, 2011). Richardson, oltre a connubi di successo per diversi film con i succitati Scorsese e Stone, aveva già lavorato con Tarantino in Kill Bill vol.1 e 2, Inglourious Basterds e Django Unchained.

Quasi ovvia la nota di merito anche per le musiche di Ennio Morricone. Il cast di The Hateful Eight è un altro dei punti di forza del film, contando su attori di sicuro affidamento e già affiatati col regista come Kurt Russell, Tim Roth e Michael Madsen (anche se gli ultimi due sono meno in vista), oltre ad un sorprendente ed ironico Walton Goggins ed a Samuel L. Jackson e Jennifer Jason Leigh, che sono al di sopra degli altri. L’attrice arriva ad essere demoniaca e comica insieme nel finale sanguinolento, che mette in risalto anche le espressioni esasperate del protagonista di colore.

Tarantino ha sceneggiato un film in cui gioca molto, forse troppo, con i personaggi e con gli spettatori, indulgendo nei suoi soliti eccezionali dialoghi ad effetto, che però non sono supportati in modo efficacissimo dal meccanismo narrativo: The Hateful Eight è caratterizzato da molti tempi lenti, i quali mirano a costruire suspense e curiosità per lo scioglimento finale dell’intreccio e per l’epilogo, ma senza lasciare particolarmente il segno, o almeno non come ci si aspetterebbe.

E’ da ammirare il nichilismo politico e umano che va ad intaccare le certezze americane, i valori passivamente accettati per buoni e fondanti la nazione statunitense, la visione dominante della storia: ambientato qualche anno dopo la Guerra di Secessione, se ne vivono ancora le conseguenze, soprattutto a livello personale. Tutto viene distrutto: Lincoln e il patriottismo (la lettera del Presidente e le credenze che vi ruotano intorno lo testimoniano), la democrazia (John Ruth e la sua volontà di non uccidere la prigioniera), il verdetto della storia, l’integrità morale degli Unionisti (il maggiore Warren con le sue azioni ne sarà l’emblema). L’amicizia e la lealtà avranno un’unica macabra e grottesca realizzazione nel finale e nient’altro: ciò che contraddistingue i personaggi e le loro azioni è comunque una violenza di fondo, un odio che si riversa contro qualcuno o qualcosa: lo straniero, il “negro”, la donna o chi per essi. Non c’è neppure la vendetta catartica della vittima, marchio di fabbrica di Inglourious Basterds e Django Unchained: non si scende a compromessi, e va bene così ovviamente… Ai fan l’ardua sentenza!

Autore

drugo

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Giovanni Vito Caserta, detto Drugo per via di una fortunata serie di coincidenze (ha in sé la pigrizia del “Dude” Lebowski, “Arancia meccanica” tra i film preferiti e tifa una squadra bianconera legata a questo nome :-D) dedica ogni momento possibile all’approfondimento e alla conoscenza delle sue passioni, ovvero cinema, telefilm, libri, musica e tutto quanto vi ruoti intorno. È laureato in Scienze della Comunicazione (triennale) e Teoria dei Linguaggi e della Comunicazione Audiovisiva (magistrale), oltre ad essere un grande amante degli animali.

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